Fondazione IFAB pubblica la nuova edizione del report “Come sta l’Italia?”, l’analisi annuale sugli eventi meteorologici estremi nel nostro Paese basata sull’European Extreme Events Climate Index (E3CI). Il documento offre una lettura aggiornata del periodo settembre 2024 – agosto 2025, combinando dati climatici, modelli avanzati e capacità di calcolo ad alte prestazioni per comprendere come sta evolvendo il rischio climatico in Italia.
Il report nasce all’interno di un progetto promosso e finanziato da Fondazione IFAB, e si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione nel valorizzare l’uso di Big Data per trasformare la ricerca scientifica in strumenti concreti a supporto delle decisioni pubbliche e private.
Un indice per leggere gli eventi fuori dall’ordinario
L’European Extreme Events Climate Index è stato progettato per misurare in modo oggettivo quanto un evento meteorologico si discosti dal comportamento “normale” osservato nel passato. L’indice si basa su serie storiche climatiche di lungo periodo e monitora sette diverse dinamiche – siccità, caldo e freddo estremo, precipitazioni e venti, incidenti e grandinate – restituendo una misura standardizzata e confrontabile nel tempo e nello spazio.
Questa impostazione consente non solo di valutare l’andamento complessivo a scala nazionale, ma anche di cogliere differenze e criticità a livello territoriale, un aspetto centrale in un Paese caratterizzato da una forte eterogeneità climatica come l’Italia.
Cosa raccontano i dati 2024/2025
L’analisi dell’ultimo anno idrologico conferma alcuni segnali ormai strutturali. Il fenomeno più evidente resta quello delle temperature massime estreme, con diversi mesi che superano la soglia storica di riferimento e una persistenza significativa durante il periodo estivo. Allo stesso tempo, le temperature minime estreme risultano sempre meno frequenti, indicando un progressivo indebolimento degli episodi di freddo intenso.
Altri fenomeni, come le precipitazioni estreme, la siccità o gli eventi di vento intenso, non emergono sempre nella media nazionale ma mostrano picchi rilevanti a scala regionale, spesso concentrati in specifiche aree e in determinati periodi dell’anno. È proprio questa dimensione territoriale a rendere evidente come il rischio climatico non possa essere letto solo attraverso valori medi, ma richieda analisi ad alta risoluzione.
Un trend di lungo periodo che non può essere ignorato
Il report E3CI inserisce i risultati annuali in una prospettiva di lungo periodo, analizzando oltre quarant’anni di dati. Il quadro che emerge è chiaro: negli ultimi decenni è aumentato il numero di mesi caratterizzati da eventi meteorologici fuori dall’ordinario, con una particolare accelerazione nel periodo più recente. Non si tratta quindi di anomalie isolate, ma di un’evoluzione strutturale che pone nuove sfide a territori, imprese e istituzioni.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il cambiamento nella geografia del rischio. Alcuni fenomeni tendono a spostarsi nel tempo tra Nord, Centro e Sud, modificando le aree di maggiore esposizione e rendendo necessario un monitoraggio continuo e aggiornato.
Dai dati climatici alle decisioni economiche e sociali
Uno degli aspetti più innovativi del progetto E3CI è la sua vocazione applicativa. L’indice può essere utilizzato come strumento di supporto in ambiti chiave come assicurazioni, energia, infrastrutture, agricoltura, pianificazione urbana e analisi economiche. Il report presenta anche esempi di utilizzo dell’E3CI per studiare il legame tra eventi climatici estremi e dinamiche macroeconomiche, come l’andamento dei prezzi dei prodotti alimentari, mostrando come gli shock climatici possano avere effetti differiti nel tempo.
Il ruolo di IFAB
Con questo report, Fondazione IFAB conferma il proprio ruolo di hub di competenze che connette ricerca scientifica, infrastrutture di supercalcolo e mondo produttivo, mettendo a disposizione competenze, tecnologie e capacità di analisi avanzata. Grazie all’ecosistema del Tecnopolo di Bologna e alla rete di partner nazionali e internazionali, IFAB abilita lo sviluppo di strumenti innovativi in grado di supportare strategie di adattamento e resilienza ai cambiamenti climatici.
Il report “Come sta l’Italia?” 2024/2025 è disponibile per il download sul sito web dedicato.
