Combattere la deforestazione misurandone gli impatti

Il progetto “Forestry Analyzer”, uno strumento per la misurazione e il monitoraggio di progetti di riforestazione

Il cambiamento climatico è uno dei problemi più imponenti che l’uomo sta affrontando negli ultimi secoli. La deforestazione è stata dimostrata avere un impatto negativo nei cambiamenti climatici e sui cicli biogeochimici globali e sulla perdita della biodiversità. Secondo delle stime IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) le foreste e i relativi processi di degrado forestale e deforestazione, sono responsabili del 20% del totale delle emissioni antropiche di gas serra (GHG).
Rallentare o fermare la deforestazione è un’opzione a breve termine ed economica per ridurre significativamente le emissioni globali, con straordinari benefici aggiuntivi per la diversità biologica e lo sviluppo sostenibile nelle nazioni tropicali.
Inoltre è diventato interesse dei Paesi più industrializzati e delle aziende intervenire concretamente nelle attività che tutelano le foreste e la loro estensione; interesse dovuto anche alla creazione del Carbon Market e dei crediti di carbonio, introdotto dagli accordi di Kyoto (1997) e di Parigi (2020) e confermato quest’anno dalla Cop26 di Glasgow.
Il progetto Forestry Analyzer è volto a contenere o eliminare i processi di deforestazione (l’abbattimento sistematico di alberi per fare posto a coltivazioni o allevamenti o per l’utilizzo di legname) e di degrado forestale (processo di origine antropica o naturale che porta al deterioramento della foresta), offrendo innanzitutto uno strumento per il monitoraggio e la misurazione accurati delle emissioni della deforestazione. La possibilità di misurare questi processi è infatti il presupposto per gestire e monitorare i progetti di finanziamento nell’ambito della riforestazione.
Pur essendo stati introdotti dai pesi più industrializzati meccanismi incentivanti quali la Carbon Tax, ad oggi gli investimenti più significativi da parte delle aziende avvengono su base volontaria nell’ambito di una crescente sensibilità alla responsabilità sociale d’impresa. Come incentivo, alle aziende virtuose che decidono di avviare “processi green” vengono assegnati crediti di carbonio. Le aziende che non hanno sufficienti crediti per essere “carbon neutral” – ad esempio perché non riescono a ottimizzare ulteriormente la riduzione delle emissioni nei processi produttivi – possono attivare delle azioni compensative: acquistarli da aziende che ne hanno in surplus, oppure finanziare un progetto volto a ridurre le emissioni di gas serra.
Le aziende private stabiliscono l’entità del loro finanziamento sulla base di quante emissioni di carbonio l’intervento progettuale è in grado di ridurre. Da qui nasce la necessità di misurare il processo di deforestazione o di degrado identificando l’estensione dell’area impattata e calcolando quante tonnellate di carbonio una determinata foresta non sarà più in grado di assorbire in futuro. A partire da questa misurazione, viene calcolato il delta di un eventuale progetto di riforestazione, cioè quanta CO2 – per converso – si potrà ridurre grazie alla riforestazione, e sulla base di questo i relativi crediti di carbonio da assegnare a quel determinato progetto.
Gli algoritmi di “Forestry Analyzer” si basano sui “Copernicus Land Monitoring Services”, indicatori sintetici che la Comunità europea mette a disposizione del mondo scientifico e che forniscono informazioni sullo stato di salute del pianeta partendo da osservazioni satellitari e altri dati da fonti primarie.
Lo strumento “Forestry Analyzer” è in inoltre in grado, attraverso l’applicazione di modelli predittivi, di stimare cosa accadrà, per esempio, nei prossimi dieci anni in assenza di interventi, fornendo così un elemento di supporto fondamentale per i decisori politici nella programmazione dei progetti di contrasto alla deforestazione e al degrado forestale.

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